Il timore dell’elevato tasso alcolico ci condiziona tutti, ma c’è un rimedio! Ce lo offre un calice di cristallo prodotto a Murano da una idea e su progetto di un originale ristoratore con precedenti di birraio: Gigi Stecca.
Lo studio parte dalla constatazione che la presenza di anidride carbonica in un liquido alcolico (birre, vini frizzanti e spumanti) favorisce l’assorbimento dell’alcol dall’organismo, con conseguenze negative in particolare a carico del sistema nervoso.
Anche gli alcolici non frizzanti hanno presenze carboniche non avvertibili all’occhio e al palato, ma che influiscono sul nostro stato: contribuiscono a ritardare la metabolizzazione dell’alcol nel sangue e ritardano le reazioni nella guida e nelle altre attività.
Di fatto, la presenza di anidride carbonica rappresenta un nastro trasportatore che favorisce l’assunzione di etanolo; il fegato attraverso i suoi enzimi ha il compito di trasformarlo, ma gli occorre tempo per farlo e l’eccedenza alcolica nel frattempo entra in circolo nell’organismo.
Una piccola parte di etanolo viene eliminata naturalmente attraverso la sudorazione, l’espirazione, l’urina, ma è ancora presente nel sangue; è proprio su queste presenze che agiscono gli attuali sistemi di rilevazione non invasivi: il palloncino e l’alcolemia (nel sangue).
La presenza di etanolo nel sangue dipende dalle quantità di alcol assunto e dalle modalità di assunzione: a digiuno o ai pasti, in base al peso corporeo, al sesso, alla genetica, all’abitudine all’uso di alcol.
L’attuale limite di sicurezza imposto dalla legge nelle rilevazioni su chi guida è di 0.5 grammi x litro di sangue, ma c’è chi vorrebbe abbassarlo a 0.2.
Sappiamo che i consumi del vino in moderate quantità e in forma minore della birra, grazie alla presenza di sostanze antiossidanti, favoriscono la difesa dalle malattie cardiovascolari e offrono vari benefici. Anche per questo è in atto una forte campagna di comunicazione che mira ad un bere consapevole.
Come conciliare allora gli effetti positivi con gli effetti negativi del bere alcolico?
Ecco che entrano in gioco i calici “Raggio di Vita”, un nome emblematico, evocativo: bei bicchieri dalle varie sagome disegnate dall’ingegnoso Gigi Stecca.
All’interno di ogni calice una serie di rilievi elicoidali consentono, al momento della rotazione , una migliore ossigenazione della bevanda alcolica e la dispersione della residua carbonicità che è presente anche nei vini fermi e nei superalcolici; il piacevole suono che emettono i calici ricorda lo sciacquio delle acque di un ruscello.
Ho partecipato a un test, alla presenza del personale di polizia municipale che, munito della propria attrezzatura professionale, ha rilevato il tasso alcolico ad un campione di 35 adulti.
I risultati sono stati sorprendenti: durante il pranzo ogni commensale ha ingerito da 3 a 6 decilitri di vino (1 dl di Chardonnay a 13° a stomaco vuoto come aperitivo e poi il restante Valpolicella a 13.5).
Sono risultate positive al test solo due persone con valori di poco superiori al consentito: 0.57 g/litro anziché 0.5.
Il mio valore dopo l’assunzione di 4 decilitri di vino (oltre mezza bottiglia) era di 0.29 g per litro; decisamente confortante.
Anche precedenti test rivelano l’efficacia di questi calici speciali.
Attenzione!!! Non si tratta di un sistema all’italiana per aggirare un ostacolo.
Si dimostra un sistema che consente di ridurre l’effetto negativo dell’alcol, di bere con sufficiente tranquillità per godere dei piaceri della tavola e degli effetti positivi che possono portare vini e alcolici se bevuti con moderazione.
Stefano Buganelli – 01-04-2010


















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